Maria Teresa Innocente

Scrivere, Leggere, Condividere

Albe impreviste, nuovi giorni e rinnovati incontri

di Sabina Fadel– Prefazione al libro L’Alba che ci aspetta di Maria Teresa Innocente

«E senti allora, / se pure ti ripetono che puoi / fermarti a mezza via o in alto mare, / che non c’è sosta per noi, / ma strada, ancora strada, / e che il cammino è sempre da ricominciare». Non c’è brano nella letteratura italiana che, al pari di questa strofa di A galla, di Eugenio Montale, dia il senso del destino ineluttabile di ogni essere umano. Costretto a ripartire, a camminare, a non fermarsi mai, nemmeno quando la vita è stata talmente dura da togliere il desiderio di veder ancora sorgere il sole. Sono parole dolenti, prodromi di un addio dinanzi al quale però già si scorge, anche se non si riesce ancora a immaginarne una forma possibile, un futuro.

Leggendo i dieci racconti che Maria Teresa Innocente ci ha donato in questo libro ho ripensato subito a questi versi, parole che ho molto amato perché, pur velate di malinconia, aprono orizzonti inediti, raccontano il senso di questo nostro lungo o breve camminare.

Un cammino a cui spetta a noi dare una direzione: si può essere viandanti, intenti a percorrere i sentieri dell’esistenza senza una meta, come eterni girovaghi condannati ad andare, o pellegrini, incamminati verso un futuro di senso. Ed è senz’altro questa seconda dimensione quella che appartiene profondamente a queste pagine, un pellegrinaggio alle radici della vita, alle ali che ci permettono di attraversarla e che si possono sintetizzare in tre parole: relazione, amore, dono. Parole che – chi conosce le vicende che hanno condotto Maria Teresa a raccontarsi in questo e nei suoi precedenti due volumi ben lo sa –, sintetizzano il senso della sua storia, così come ci è dato di conoscerlo.

È infatti una profonda relazione d’amore quella che ha generato tutto ciò, una relazione madre-figlia, quella tra Maria Teresa e Rossana, spezzata troppo presto qui in terra a causa di un tumore cerebrale. Una relazione che, però, proprio in virtù dell’amore, ha saputo continuare in altre forme, ha saputo farsi dono – Il dono di Rossana, l’associazione che, nel ricordo della giovane, si occupa di raccogliere fondi per la ricerca sui tumori cerebrali, a cui andranno anche i proventi delle vendite di questo libro, com’è stato per i due precedenti – per altri giovani incamminati lungo la stessa via crucis di Rossana. Una relazione che, grazie alla forza dell’amore, si è fatta fonte di vita, di nuovi passi, di ripartenze. Di ricominciamenti impregnati di futuro.

Non è stato facile. Non lo sarebbe stato per nessuno, riuscire a immaginare un oltre fecondo dinanzi a una perdita che non si può dire, che nessuna parola umana riesce a descrivere. Eppure la forza di una madre, la forza di chi ama, riesce a seminare vita dove altri vedono solo desolazione. Perché l’amore non lo si può comprendere, ma solo vivere, lasciandolo agire con la fantasia che gli appartiene e che è generatrice di vita. Sempre, ovunque e comunque. L’amore apre futuri. Albe impreviste, nuovi giorni e rinnovati incontri. Gli stessi che vivono i protagonisti di questi dieci racconti, messi al muro in vari modi dall’esistenza, eppure capaci di rimettersi in cammino con lo sguardo rivolto al futuro. Donne, uomini, ragazze, ragazzi, anziani che sanno accogliere e attraversare il dolore senza restarvi inchiodati, che sanno aprirsi a un domani che può essere fecondo nonostante l’assurdità delle esperienze vissute.

Nei primi due libri di Maria Teresa, È Rossana e Come fiori liberi, era il dolore (per quanto mai aridamente ripiegato su se stesso), il vero protagonista; qui, in queste pagine, il dolore è solo uno sfondo, un blocco di partenza che dà la spinta per correre incontro a ciò che sarà. È come se, ripercorrendo i tre libri di Maria Teresa, assistessimo a una nascita, a un travaglio doloroso che porta alla luce una creatura nuova che c’è già, è lì dinanzi a noi, e attende di farsi conoscere giorno dopo giorno, nel comune cammino.

In questo terzo volume Rossana è sempre e ancora molto presente. Non con il suo nome – se non nell’ultimo, struggente, capitolo –, ma la si può riconoscere in quasi tutti i personaggi tratteggiati. È Anna, la figlia, lucida e determinata, trapiantata a Londra, ma anche sua madre Laura, donna profonda e intelligente che vuole spremere la vita fino in fondo e sa rialzarsi dopo la delusione. È Mattia, con la sua passione per lo studio, il suo rapporto con l’amatissimo cane Tobi e soprattutto con la sua curiosa apertura agli altri. È Angela, la ragazza del canile che sa andare controcorrente per stare sempre dalla parte degli scartati. Sì, Rossana è ovunque in queste pagine, insieme a scorci di vite «altre», attimi dell’esistenza di parenti e di amici che della storia di Maria Teresa hanno fatto e fanno parte e hanno involontariamente prestato una frase, un volto, una vicenda, rendendo queste pagine intrise di speranza, di forza, di resilienza. Ecco sì, di resilienza. Ogni protagonista di questi racconti attraversa la vita, a tratti dolente, sempre inattesa, senza mai venirne sopraffatto. Attingendo a quell’amore che tutti hanno dentro, spesso senza saperlo, approdano lentamente a un domani. Rifiutando di restare ripiegati sul proprio dolore, appoggiandosi a chi amano, vivono la loro personale risurrezione già qui sulla terra.

Questo libro canta la vita, non la morte. Nato dal dolore più atroce e incomprensibile, approda alla speranza, alla forza dell’esistere. Eppure la forza e la speranza da sole non bastano a spiegare queste pagine. Lo abbiamo visto. Bisogna amare per compiere il viaggio dell’esistenza. Bisogna saper creare relazioni buone, per assaggiare il gusto dei giorni. Bisogna sapersi donare, per esaltare la bellezza della vita. Bisogna saper fare della stessa vita un dono. Del dolore un dono. Bisogna saper guardare avanti, oltre e nonostante ciò che è stato. Grazie Maria Teresa, perché ti sei fatta nostra compagna in questo pellegrinaggio lungo pagine così intrise di speranza, di futuro, di vita. Di vita buona.