«Ora ti libero, gironzola pure qui attorno».
Mi chino per sganciare il guinzaglio e lasciare che Lilli corra tra gli alberi, il granoturco e la vigna di Merlot. Si vede che è felice, galoppa con frenesia sollevando la polvere. La richiamo, lei si volta a guardarmi, viene nella mia direzione poi si rigira e riparte, un avanti e indietro per esprimere la sua gioia. Sorrido e respiro rilassata, immersa nella natura che mi stupisce anche quando conosco i luoghi, perché c’è sempre un particolare, uno scorcio diverso dall’ultima volta. Ritorno con lo sguardo dal lato di Lilli, che è lontanissima, come ho fatto a non accorgermene? Mi sembra stia inseguendo un animale, forse una lepre? Non la vedo più. Corro nella sua direzione, la chiamo a gran voce, cerco nello zainetto il fischietto e soffio con forza. Ansimo: ogni volta che si allontana il terrore di perderla mi assale. Soffio ancora all’interno di quell’arnese sperando che il suono la raggiunga, urlo il suo nome, ma nulla, non la vedo. Provo a tranquillizzarmi. «È sempre rientrata, dalle sue brevi fughe» dico a me stessa. Dove può essere andata? È più di un’ora che mi aggiro per i campi, lungo l’argine; non lontano da qui scorre un fiume. Oddio e se fosse caduta in acqua? Sto perdendo lucidità. Telefono a mio marito, le prime ombre della sera si avvicinano, temo per lei e per me, non vorrei perdere l’orientamento…
«Ciao, Lilli è scappata da oltre un’ora, non so dove sia».
Prima ancora di ascoltare la sua risposta inizio a piangere, il nervosismo, la paura, la preoccupazione prendono il sopravvento. Non posso aver perso la mia bambina pelosa! «Dove sei? Arrivo, non spostarti troppo, se prova a cercarti lo farà nei dintorni». Seguo il consiglio, mi siedo a terra appoggiando la schiena al tronco di un platano per riprendere le forze. Quando arriva mio marito è quasi buio.
«Hai avvisato Angela?» chiede.
«No, ne sarebbe distrutta». Mia figlia è in vacanza in Puglia ed è la prima volta che si separa dalla sua Lilli affidandola a noi.
«Fate i bravi nonni» mi ha detto prima di partire.
Non devo perderla, non me lo perdonerei. “Dove sei Lilli, perché non torni?”
«Andiamo a casa, non possiamo fermarci qui tutta la notte!».
«Io resto, non l’abbandono, sono sicura che lei sa che sono qui, l’aspetto».
Sono irremovibile, non ascolto le suppliche di mio marito, che si arrende.
«Vado a recuperare due coperte, qualcosa per ripararci, per bere, una pila, insomma qualche strumento utile» e aggiunge «non ti muovere se no perdiamo pure te».
Il silenzio della notte è infranto dai rumori degli animali, degli uccelli, forse qualche piccolo mammifero. Da ragazza ho fatto la scout, cerco di far appello a quell’esperienza per non farmi travolgere dalla paura: ho solo uno scopo, ritrovare la mia Lilli sana e salva. Attendo mio marito e scruto l’oscurità, sperando di vederla. Chiudo gli occhi per la stanchezza, nella mia mente affiorano i ricordi di quando Lilli è arrivata, due anni fa.
***
«Mamma, ho preso un cane, non commentare, ormai l’ho fatto».
Mia figlia è così, mi telefona e senza né ciao, come stai, o altri convenevoli, mi informa che abbiamo un nuovo ingresso in famiglia. Erano mesi che minacciava una sorpresa.
«Vedrai, prima o poi mi porto a casa una cagnolina».
«No Angela, con chi starà? Come farai?».
E invece…
Angela da quando ha iniziato l’università vive con un’amica a Padova e rientra da noi il fine settimana. Non mi sono ancora abituata alla lontananza, anche se la capisco, rivedo in lei lo stesso desiderio di indipendenza che provavo alla sua età. Ma un cane? Fin da piccola mia figlia aveva chiesto a me e suo padre di avere un cucciolo.
«Mi farebbe compagnia, voi siete sempre al lavoro, non potete capire».
Risento le sue parole, le sue richieste inascoltate e capisco solo ora la sua determinazione.
«Preparati, sabato arrivo con la mia Lilli».
È quel preparati che mi turba, non ho mai avuto un cane a cosa devo prepararmi? Mio marito finge di essere seccato, in realtà è eccitato all’idea di incontrare questo nuovo essere, anche lui da piccolo coltivava lo stesso sogno, ma sua madre non gli concesse di realizzarlo. A volte gli errori si ripetono.
Sono in stazione, attendo che giunga il treno, sono in ansia, non so cosa aspettarmi dalla mia ragazza e dalla sua nuova amica. Sono in ansia perché, lo confesso, ho paura dei cani. Se ne incontro uno per strada inizio a sudare, temo mi aggredisca. Non ricordo di avere subito dei traumi particolari, eppure il sentimento che provo è paura. Come farò con Lilli? Cosa dirò a mia figlia? Il treno è arrivato, vedo in lontananza Angela con lo zaino in spalla e qualcosa in braccio. Si avvicina.
«Ciao mamma, ecco la nostra Lilli».
Mi bacia sorridendo e mostra il fagottino che tiene con cura tra le sue braccia. Spunta un musetto bianco, grinzoso, con gli occhi chiusi, un naso nero a forma di cuoricino attorniato dalla pelle rosa.
«Ti piace? È un amore, tienila».
Mi ritrovo una cagnolina tra le mani, piccola, persa nella coperta che l’avvolge per impedirle di prendere freddo. Mi conquista immediatamente. Mia figlia sorride, capisce cosa provo, non teme nessuna reazione avversa, sa che la sua Lilli sarà amata, sarà la nostra figlia pelosa e riempirà le nostre giornate.
«Andiamo mamma, devo raccontarti tutto e spiegarti cosa fare con lei».
***
Gli uccellini cantano al nuovo giorno, ma Lilli non è tornata. Mi alzo dal giaciglio/rifugio allestito da mio marito che ora dorme, ci siamo dati i turni tutta la notte per cercarla nei dintorni. Mi allontano di qualche metro e provo a intonare la canzone che canto sottovoce quando esco in passeggiata con lei, spero la senta, ha un udito straordinario, di solito percepisce dei rumori che noi non avvertiamo. Canto e la chiamo, scrutando la vegetazione intorno per scorgere un lampo bianco, il suo manto candido di dalmata con poche macchie nere, così rade che mia figlia i primi mesi temeva fosse albina.
Sento un rumore provenire da un filare di granoturco, mi tremano le gambe, in un misto di paura e di speranza osservo meglio: sì è lei! Mi viene incontro scodinzolando, è bagnata, ha le zampe infangate, qualche graffio sotto la pancia, ma saltella contenta. La prendo in braccio come una bimba, mi lecca le guance e le mani, la stringo a me felice come non mai.
«Vieni, è tornata! È qui, Lilli è tornata!». Mi avvicino a mio marito che sorride e l’accarezza insieme a me. Lilli mi guarda e nasconde il muso fra le mie braccia come faceva da piccola, è la nostra figlia pelosa, l’avevamo persa e ora ritrovata, festeggiamo con lei.
***
Sono stesa sul divano, Lilli si è addormentata con il muso appoggiato al mio fianco, mi riempie di tenerezza questa sua ricerca del contatto. L’avventura l’ha stancata, ma ora è tranquilla, come me. L’accarezzo e ripenso alla mia paura dei cani, a quanto fosse immotivata. Sorrido, prendo il telefono e mando un messaggio a mia figlia: «Grazie per avermi regalato la meravigliosa possibilità di conoscere Lilli e il suo amore incondizionato». Un bip mi notifica la risposta: «Lo sapevo mamma». Ha capito, e con un emoticon mi comunica la sua felicità per questo dono: essere amate da un essere peloso che non aspetta altro che stare con noi.


