Maria Teresa Innocente

Scrivere, Leggere, Condividere

Una pelosetta di nome Lilli

«Ora ti libero, gironzola pure qui attorno».

Mi chino per sganciare il guinzaglio e permettere a Lilli di correre tra gli alberi, il granoturco e la vigna di Merlot. Si vede che è felice, galoppa con frenesia sollevando nuvole di polvere. La richiamo, lei si volta a guardarmi, viene nella mia direzione poi si rigira e riparte, un avanti e indietro per esprimere la sua gioia. Sorrido e respiro rilassata, sono immersa nella natura che continua a sorprendermi anche nei luoghi che conosco bene, perché ogni visita rivela un particolare inaspettato, uno scorcio diverso dall’ultima volta. Ritorno con lo sguardo verso Lilli, che ora è lontan; come ho fatto a non accorgermene? Sembra stia inseguendo un animale, forse una lepre. Non riesco più avederla. Corro nella sua direzione, la chiamo a gran voce, frugo nello zainetto per trovare il fischietto e soffio con tutte le mie forze. Ansimo; ogni volta che si allontana il terrore di perderla mi assale. Continuo a fischiare sperando che il suono la raggiunga, urlo il suo nome, ma niente, non la vedo. Provo a tranquillizzarmi. «È sempre rientrata, dalle sue brevi fughe» mi dico. Dove può essere andata? È più di un’ora che vago per i campi, lungo l’argine; non lontano da qui scorre un fiume. Oddio, e se fosse caduta in acqua? Sto perdendo lucidità. Telefono a mio marito, mentre le prime ombre della sera iniziano a calare, temo per lei e per me, non vorrei perdere l’orientamento…

«Ciao, Lilli è scappata da oltre un’ora, non so dove sia».

Inizio a piangere, il nervosismo, la paura, la preoccupazione prendono il sopravvento. Non posso aver perso la mia piccola pelosa! «Dove sei? Arrivo subito, non allontanarti troppo, se torna lo farà nei dintorni». Seguo il consiglio, mi siedo a terra appoggiando la schiena al tronco di un platano per riprendere fiato. Quando arriva mio marito è quasi buio.

«Hai avvisato Angela?» chiede.

«No, ne sarebbe distrutta». Mia figlia è in vacanza in Puglia e questa è la prima volta che si separa dalla sua Lilli affidandola a noi.

«Fate i bravi nonni» mi ha detto prima di partire.

Non posso perderla, non me lo perdonerei. “Dove sei Lilli, perché non torni?” Chiedo al vento a voce alta.

«Andiamo a casa, non possiamo fermarci qui tutta la notte!» Propone mio marito.

«Io resto, non l’abbandono, sono certa che lei sa che sono qui, l’aspetto».

Sono irremovibile, ignoro le sue suppliche, alla fine si arrende.

«Vado a recuperare due coperte, qualcosa per ripararci, da bere, una torcia, insomma qualche strumento utile» e aggiunge «non ti muovere altrimenti perdiamo pure te».

Il silenzio della notte è infranto dai rumori degli animali, degli uccelli e forse da qualche piccolo mammifero. Da ragazza ho fatto parte di un gruppo scout, cerco di richiamare quell’esperienza per non farmi sopraffare dalla paura: ho solo uno obiettivo, ritrovare la mia Lilli sana e salva. Attendo mio marito e scruto l’oscurità, sperando di vederla. Nella mia mente affiorano i ricordi di quando Lilli è arrivata, due anni fa.

***

«Mamma, ho preso un cane, non commentare, ormai l’ho fatto».

Mia figlia è così, mi telefona e senza né ciao, come stai, o altri convenevoli, mi informa che abbiamo un nuovo ingresso in famiglia. Erano mesi che minacciava una sorpresa.

«Vedrai, prima o poi mi porterò a casa una cagnolina».

«No Angela, con chi starà? Come farai?».

E invece…

Angela da quando ha iniziato l’università vive con un’amica a Padova e torna a casa solo nel fine settimana. Non mi sono ancora abituata alla sua assenza, anche se la capisco, rivedo in lei lo stesso desiderio di indipendenza che provavo alla sua età. Ma un cane? Fin da piccola mia figlia aveva chiesto a me e suo padre di avere un cucciolo.

«Mi farebbe compagnia, voi siete sempre al lavoro, non potete capire».

Riaffiorano le sue parole, le sue richieste inascoltate e capisco solo ora la sua determinazione.

«Preparati, sabato arrivo con la mia Lilli».

È quel preparati che mi turba, non ho mai avuto un cane come devo prepararmi? Mio marito finge di essere seccato, in realtà è entusiasta all’idea di incontrare questo nuovo membro della famiglia; anche lui da piccolo aveva sognato di avere un cane, ma sua madre non gliel’aveva mai concesso. A volte gli errori si ripetono.

Sono in stazione, attendo che giunga il treno, sono in ansia, non so cosa aspettarmi da mia figlia e dalla sua nuova amica. Sono in ansia perché ho paura dei cani. Se ne incontro uno per strada inizio a sudare, temendo un’agressione. Non ricordo di avere subito dei traumi particolari, eppure il sentimento che provo è paura. Come farò con Lilli? Cosa dirò a mia figlia? Il treno è arrivato, vedo in lontananza Angela con lo zaino in spalla e qualcosa in braccio. Si avvicina.

«Ciao mamma, ecco la nostra Lilli».

Mi bacia sorridendo e mostra il fagottino che tiene con cura. Un musetto bianco, grinzoso, con gli occhi chiusi, un naso nero a forma di cuoricino circondato dalla pelle rosa appare tra le coperte.

«Ti piace? È un amore, tienila».

Mi ritrovo una piccola cagnolina tra le braccia, persa nel panno che l’avvolge per impedirle di prendere freddo. Mi conquista all’istante. Mia figlia sorride, capisce cosa provo, non teme nessuna reazione avversa, sa che la sua Lilli sarà amata, sarà la nostra piccola pelosa e riempirà le nostre giornate.

«Andiamo mamma, devo raccontarti tutto e spiegarti come prenderi cura di lei».

***

La luce dell’alba annuncia il mattino, gli uccellini cantano al nuovo giorno, ma Lilli non è tornata. Mi alzo dal giaciglio/rifugio allestito da mio marito che ora dorme. Ci siamo dati i turni tutta la notte per cercarla nei dintorni. Mi allontano di qualche metro e inizio a intonare la canzone che canto sottovoce quando esco in passeggiata con lei, spero la senta, ha un udito straordinario, di solito percepisce dei suoni che noi non avvertiamo. Canto e la chiamo, scrutando la vegetazione intorno in cerca di un lampo bianco, il suo manto candido di dalmata con poche macchie nere, così rade che mia figlia i primi mesi temeva fosse albina.

Sento un rumore provenire da un filare di granoturco, mi tremano le gambe, in un misto di paura e di speranza osservo meglio: sì è lei! Mi corre incontro scodinzolando, bagnata, con le zampe infangate, qualche graffio sulla schiena, ma saltella contenta. La prendo in braccio come una bimba, mi lecca le guance e le mani, la stringo a me felice come non mai.

«Vieni, è tornata! È qui, Lilli è tornata!». Mi avvicino a mio marito che sorride e l’accarezza insieme a me. Lilli mi guarda e nasconde il muso fra le mie braccia come faceva da piccola, è la nostra pelosa, l’avevamo persa e ora ritrovata e noi festeggiamo felici insieme a lei.

***

Sono stesa sul divano, Lilli si è addormentata con il muso appoggiato sul mio fianco, mi riempie di tenerezza questa sua ricerca del contatto. L’avventura l’ha stancata, ma ora è serena, come me. L’accarezzo e rifletto sulla mia paura dei cani, a quanto fosse immotivata. Sorrido, prendo il telefono e mando un messaggio a mia figlia: «Grazie per avermi regalato la meravigliosa possibilità di conoscere Lilli e il suo amore incondizionato». Un bip indica la risposta: «Lo sapevo mamma». Ha capito cosa provo e mi invia un cuoricino per esprimere la sua felicità nel condividere questo dono: essere amate da un essere peloso che desidera solo stare con noi.